La percezione di confine
Laboratorio sulla percezione di confine a cura di Alessandra Barzaghi - ricercatrice di Fondazione ISMU ETS e dottoranda in sociologia presso l’Università Cattolica di Milano
Nella letteratura sociologica sulle migrazioni, osservare i fenomeni attraverso un approccio di confine consente di cogliere sia le dinamiche di potere, sia le forme di resistenza messe in atto da gruppi e individui. Guardando alle traiettorie dei minori stranieri non accompagnati, risulta quindi particolarmente utile adottare questa lente interpretativa, che permette di far emergere gli attraversamenti – fisici e simbolici – che caratterizzano i loro percorsi migratori e educativi.
Dopo anni di ricerca con i minori soli, Alessandra Barzaghi, ricercatrice di Fondazione ISMU ETS e dottoranda in sociologia presso l’Università Cattolica di Milano, ha iniziato a interrogarsi sullo scarto tra lo sguardo adulto e quello dei ragazzi stessi: noi adulti, spesso privi di un background migratorio, vediamo questi confini, ma i minori soli li percepiscono allo stesso modo? Come li vivono e li interpretano? Un ulteriore ambito di interesse della sua ricerca riguarda la sfera degli apprendimenti, in particolare quelli non formali e informali. Da qui nasce una seconda domanda: cosa sentono di aver appreso i minori soli attraverso questi attraversamenti?
L’apprendimento, infatti, non avviene esclusivamente nei contesti scolastici, ma si sviluppa attraverso ogni esperienza di vita, inclusa quella migratoria. Si tratta di ragazzi che, nelle loro giovani esistenze, hanno vissuto una molteplicità di esperienze significative, dalle quali hanno appreso molto. Questo patrimonio di saperi dovrebbe essere maggiormente valorizzato nei percorsi educativi in Italia, attraverso pratiche di riconoscimento e autoriconoscimento, nonostante il tempo limitato a disposizione prima del compimento dei diciotto anni e dell’uscita dai percorsi di accoglienza.
Per provare a rispondere a queste domande e avvicinarsi il più possibile al punto di vista dei ragazzi, allontanandosi dallo sguardo adulto, Alessandra sta conducendo attività di ricerca attraverso metodi creativi in numerose comunità di accoglienza per minori in Italia. Da marzo 2025 a oggi ha incontrato oltre cento ragazzi, viaggiando tra Trieste, Cervignano (UD), Como, Milano, Napoli, Palermo, Policoro (MT), Conversano (BA), Ravenna, Salbertrand (TO) e, a fine dicembre 2025, anche presso la Comunità Alloggio I Girasoli e I Girasoli2 de La Tenda Centro di Solidarietà O.d.V.
In una mattina del periodo natalizio, quando i ragazzi erano a casa da scuola, la comunità ha ospitato un laboratorio sulla percezione del confine, che ha coinvolto diciassette ragazze e ragazzi non accompagnati. L’attività si è aperta con un gioco icebreaker finalizzato a sottolineare l’importanza della comunicazione, dell’ascolto e della libertà di espressione all’interno del gruppo.
Successivamente, la stanza è stata divisa in due parti tramite un rotolo di carta bianca, a rappresentare simbolicamente un “prima” e un “dopo”, intesi sia in senso spaziale sia temporale, senza riferimenti prestabiliti. La linea centrale ha assunto il significato di confine, ovvero della sfida da attraversare per passare da una dimensione all’altra. A ciascun partecipante è stato quindi chiesto di scegliere due immagini: una da collocare nel “prima” e una nel “dopo”. Le scelte sono state molto diverse tra loro.
Il “prima” è stato spesso associato all’infanzia, alla famiglia, al paese d’origine, alla spensieratezza o a momenti di difficoltà e perdita. Il “dopo”, invece, ha rappresentato il futuro, i sogni, la crescita personale, la pace, il lavoro, le relazioni e nuove possibilità di vita. Nella fase conclusiva dell’attività, dedicata a ciò che sta “in mezzo” tra il prima e il dopo, ai partecipanti è stato chiesto di costruire o disegnare un elemento che rappresentasse questo passaggio, riconosciuto come un processo non immediato né scontato, ma fatto di tempo, impegno e trasformazione.
La “sfida” centrale è stata raffigurata attraverso immagini legate allo studio, alla conoscenza, alla memoria, al cambiamento, alle relazioni, al cuore e alle emozioni, oltre che al viaggio stesso. Dai racconti è emerso con forza il tema del viaggio, inteso sia come esperienza concreta sia come percorso simbolico di cambiamento, che accompagna il passaggio da ciò che si è stati a ciò che si desidera diventare.
Infine, i partecipanti sono stati invitati a riconoscere le proprie risorse personali, definite come “superpoteri”, utili ad affrontare le sfide e attraversare i confini. Questo lavoro di auto-riconoscimento non è stato immediato, poiché individuare le proprie risorse non è sempre semplice; tuttavia, attraverso un confronto condiviso, sono emersi elementi fondamentali come la capacità di parlare, ascoltare, credere, rispettare, avere pazienza, amare e collaborare.
A conclusione del laboratorio, quattro partecipanti — due ragazze e due ragazzi — hanno inoltre scelto di proseguire l’esperienza attraverso un’intervista individuale. Anche in questo caso, l’attività è stata condotta utilizzando metodi creativi, con un focus specifico sul concetto di “sfida”. Ai ragazzi è stato chiesto di rappresentare graficamente una sfida passata, una presente e una futura, e di riflettere sugli apprendimenti maturati nell’affrontare le sfide già vissute o in corso.
L’intervista ha permesso di far emergere quali competenze, risorse e consapevolezze ciascuno riconosce come acquisite e desidera portare con sé nel proprio futuro, offrendo uno spazio ulteriore di autoriflessione e di narrazione personale.
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