LA FESTA DELL'EPIFANIA
La bellezza della festa dell’Epifania è sotto i nostri occhi, nella sua profondità arricchita da mille suggestioni. Festa densa di magia e di emozione, festa dei segni celesti e del lungo cammino, in cui possiamo riconoscerci e manifestare il nostro desiderio di cercare e di andare sempre avanti.
Cercare Dio significa anche cercare se stessi, ed è un’azione, un movimento che ci tiene vivi in una dimensione di sempre maggiore apertura.
Siamo chiamati dunque a cercare.
In realtà, quando si raggiunge una mèta, se ne profila subito un’altra. A dimostrazione del fatto che tutta la vita è un cercare costantemente. Ed ogni tappa ne apre progressivamente un’altra.
Anche per questo, i re Magi possono ben rappresentare la nostra condizione umana.
Soprattutto quando, in cerca di un re ricco e potente, si imbattono in un re “povero”, e rischiano di non riconoscerlo.
Ma chi sono veramente i re Magi? Alcuni hanno ipotizzato che fossero sovrani di terre orientali e sconosciute, altri ancora che fossero astronomi o qualcosa di simile.
Quello che possiamo dire per certo è che questi personaggi misteriosi sono stati sicuramente “cercatori”.
E per questo non possiamo non identificarci con loro.
E, difatti, ognuno di noi ha avuto ed ha qualche stella come guida, qualche persona magari riconosciuta solo a posteriori, che ha accompagnato il nostro cammino.
C’è da dire, però, che i Magi, almeno apparentemente, vanno incontro al fallimento delle loro aspettative. E difatti si fermano a Gerusalemme invece di proseguire nel viaggio, essendo partiti con l’aspettativa di trovare un Dio potente e ricco, assiso su un trono sfarzoso e appariscente e ritrovandosi invece davanti un bambino inerme, deposto in un umile giaciglio di paglia.
In effetti anche noi, come loro, cerchiamo il re invece di cercare il bambino che è dentro di noi e di accoglierlo. Quel bambino ferito e impaurito che invece rappresenta la parte più preziosa di ciascuno di noi.
Ebbene, i Magi hanno dimostrato, in questa circostanza, di saper uscire dagli schemi che impediscono di scoprire e accogliere la vera ricchezza che si nasconde nella condizione di indigenza, di povertà.
Cosa che ciascuno di noi non riesce a fare quando si chiude, quando si identifica in un tempio da adorare piuttosto che in una tenda per muoversi più speditamente nel suo incessante movimento.
In realtà il vero cercatore è chi non ha paura di andare oltre l’apparente certezza degli schemi e dei templi, ossia delle certezze preconfezionate.
Le verità vanno cercate con coraggio.
Anche noi, nel nostro tempo, spesso rinchiusi nelle nostre rigide strutture mentali, possiamo provare a riconoscere , a leggere i segni che ci indicano la strada da seguire. Sull’esempio dei Magi, pronti a valicare confini smisurati, da una parte all’altra dell’orizzonte, e facendolo insieme.
In questa prospettiva, che ci richiama all’universalità del messaggio cristiano (cfr. l’enciclica di Papa Francesco “Fratelli tutti”), possiamo allora affermare che i veri doni, più dell’oro, dell’incenso e della mirra , con tutta la simbologia di cui sono ricchi, non sono quelli materiali per quanto preziosi e significativi, ma
consistono proprio nella capacità e nel desiderio di cercare.
Sono doni da portare con sé lungo un cammino di ricerca. Una ricerca da svolgere non da soli, ma uniti, come i Magi, legati in una relazione, che in fondo è il vero dono da condividere.
L’augurio è dunque di diventare “cercatori” insieme.




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